F.N.A.A.R.C., unitamente alle altre Organizzazioni sindacali rappresentative della categoria e firmatarie degli Accordi economici collettivi, ha inoltrato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed agli Organi competenti in materia una nuova richiesta di chiarimenti per superare le difficoltà operative di accesso anticipato da parte degli agenti di commercio al pensionamento con “quota 100”.

La disciplina prevista dal decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019 (“quota 100”) rischia di creare difficoltà agli agenti che ne volessero usufruire, con particolare riferimento all’impossibilità di cumulare la pensione “quota 100” con i redditi derivanti dall’attività di lavoro autonomo o dipendente, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro occasionale nel limite di 5.000,00 euro lordi annui. Anche la circolare INPS n. 11/2019, riprendendo l’art. 14 co. 3 del suddetto decreto, prevede che “i redditi derivanti da qualsiasi attività lavorativa svolta (…) comportano la sospensione dell’erogazione del trattamento pensionistico nell’anno di produzione dei predetti redditi”.

Tale circostanza rappresenta, nella sostanza, una contraddizione rispetto alle norme degli Accordi economici collettivi (AEC) e del Codice Civile relative alla cessazione del rapporto di agenzia. In base agli  AEC, infatti, l’agente può ottenere l’indennità di clientela e l’indennità meritocratica qualora il recesso dallo stesso esercitato sia “successivo al conseguimento della pensione” (AEC Industria) ed ancora abbia luogo “per conseguimento della pensione” (AEC Commercio). Ne deriva che solo dopo il conseguimento della pensione l’agente può manifestare la volontà di recedere dal rapporto e da quel momento inizia a decorrere il periodo di preavviso, durante il quale l’agente maturerà provvigioni e continuerà così a produrre reddito, in evidente contrasto con la disciplina prevista per la pensione “quota 100”. Se, viceversa, l’agente manifestasse la volontà di recedere prima del pensionamento, non correrebbe il rischio della sospensione del trattamento pensionistico, ma subirebbe comunque un danno economico, venendo meno il presupposto per il percepimento delle indennità di fine rapporto.

A prescindere dalla questione relativa al preavviso, rispetto alla quale sarebbe potenzialmente possibile addivenire ad un accordo tra agente e preponente, si evidenzia che l’agente, al momento della cessazione del rapporto, ha comunque diritto a tutte le provvigioni relative a ordini conclusi prima della fine del rapporto ma che vanno a maturare successivamente. Per evitare il rischio della sospensione del trattamento pensionistico, l’agente dovrebbe rinunciare al percepimento delle provvigioni maturande al momento della cessazione del rapporto in ragione dell’attività già prestata, circostanza evidentemente illogica oltre che pregiudizievole.

Per tutte le ragioni sopra esposte, si auspica un chiarimento da parte del Ministero in ordine alla corretta interpretazione della normativa, al fine di evitare un’ingiusta disparità a danno di una intera categoria. Resta inteso che sarà nostra premura tenerVi informati non appena avremo notizie o aggiornamenti.